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giovedì 29 ottobre 2009

Caro Marco

In questi giorni ho ripreso in mano alcuni racconti "neri", non solo Lovecraft.
Devo dire che, se da un lato il mio buon cuoricino teme una influenza non del tutto positiva per la cupezza dei racconti, dall' altro mi rendo conto che soltanto "abbracciando" il proprio lato oscuro lo si può esorcizzare. Forse, chissà, non si può fuggire e, in generale, siamo semplicemente più deboli. Il territorio è fragile, muovendosi tra il vincolare questi aspetti di sè e il finirne vittima. Di certo questi racconti hanno la capacità di smuovermi molto l' immaginazione, assai più di altre cose che sarebbero più convenienti..Sono così anche le nostre creature; non ne abbiamo colpa, nè merito alcuno. Di certo è meglio un mostro uscito con sincerità che un angioletto di posa. In fondo la bontà per se stessa, come la "convenienza", si serve del trucco della fede per poi commettere ogni genere di cosa contro ciò che predica (vedi alla voce religione), mentre l' arte ha il pregio di servirsi di trucchi per raccontare ciò che si è, punto e basta. Il concetto di "creatività libera" è uno tra i tanti miscreduti e maltrattati. Tutta l' arte delle famigliole Addams pensa di fare qualcosa di nuovo o interessante, magari controcorrente rispetto al comune percepire (ma chi vuole più essere controcorrente?), ma in realtà si incastra in logiche che sono viceversa del tutto comuni, tra cui l' assumere un tono, una posa. Nel momento stesso in cui si crea una di queste sciocche idee di sè, la creatività ritenuta libera se ne fugge via a gambe levate. Insomma, bisogna fluire e basta. Comunicare solo per urgenza, quando si ha qualcosa da comunicare, per amore del linguaggio, per la capacità di riconoscere un peso a una parola, a un colore, a un suono.

martedì 24 febbraio 2009

Ar monno 'nfame.

In bicicletta sobbalzava il cuore avanti e indietro
e qualche satanasso dei miei, non stando al passo,
veniva trascinato attorno alla catena grumosa e sporca,
felice,
viva.
Sono a Prenzlauerberg e io, per una volta, non ci sono.

domenica 22 febbraio 2009

Lo sbarco.

Berlino è oggi certamente diversa da ciò che è stato raccontato e filmato lungo gli anni novanta. Le suggestioni alla "Live in Pankow" oggi si sono reincarnate lungo una immaginaria cintura che assedia la parte centrale della città (guai a parlargli di "centro città"). Il "punk" (poi diviso in molti sotto-punk) è sempre presente e ruggente; ancora oggi è una parte culturale viva e fondamentale della città, che però è smagrita da nuove necessità. Gli squatters che negli anni novanta occupavano le case e giravano di palazzo in palazzo aprendone le porte trovano una collocazione difficile, oggi. Sappiamo che i vestiti da squatter oggi si trovano a buon mercato per esempio da H&M, per cui la società ha ampiamente digerito (e rigurgitato, direi) l' impulso ribelle di quella fertile generazione, da cui la mia non sa ancora cosa raccogliere. Disagio e ribellione "giovanile" o "senile" che sia sono ormai filtrati e codificati, come se la propria radiografia venga quotidianamente esposta in pubblico come cosa normale e, anzi, di moda. Mangiare e bere fuori costa ancora poco, ma molti quartieri hanno assunto fisionomie totalmente diverse negli ultimi 10 o addirittura 5 anni. Nel complesso gli affitti sono certamente più bassi di Milano, ma non così bassi come ci si aspetterebbe (a meno che non ci si voglia chiudere in uno stanzino e magari nell' estremo est). E' sempre un magnifico posto dove lavorare da pittore e, clima a a parte, dove vivere. La gente è educatissima e, cosa cui non ero molto abituato, parla a bassa voce. Forse per questo viene giudicata "fredda"; perchè in altri posti la natura squilla e sbraita, ma non è così.

martedì 17 febbraio 2009

Amore non è il termine appropriato e tuttavia non ne trovo altri.

sabato 14 febbraio 2009

Il dolore offre molto spesso appigli a se stessi perversamente confortevoli; per questo la gioia arriva e va via in un attimo. Non per un beffardo gioco crudele, piuttosto perchè la gioia pesa, pesa moltissimo, e quando arriva distrugge l' ego, lo rimpicciolisce, lo annienta. L' attaccamento a se stessi, in realtà, genera dolore. Quanto più vivi immedesimato e identificato in te stesso, tanto più la gioia fuggirà da te. Non tuttavia per un suo vezzo, ma a motivo di "te stesso".

lunedì 26 gennaio 2009

Vivo da selvatico con vesti addomesticate tra gli addomesticati.

domenica 18 gennaio 2009

Sopra?

Esco dalle costruzioni, dalle sane abitudini, dai cordoni ombelicali. Passato, presente e futuro incatenano rugginosamente la mente; insceno una morte possibile. La mente dipendente continuamente cerca l' amore e il ricatto delle beatitudini, attenagliando le diecimila cose in uno sciocco sorriso. Io voglio il sentimento sopra i sentimenti, senza rifugi e appigli, voglio sapere cosa sono quando tutto intorno c'è il vuoto e il buio. Dal nome che prenderà questo vuoto vedrò.