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venerdì 30 aprile 2010

venerdì 23 aprile 2010

Io trovo l'esistenza individuale una specie di bugia ben architettata. Gli stati più alti che un essere umano può sperimentare, più o meno occasionalmente in base alla attenzione verso se stesso, corrispondono sempre alla perdita dell' ego.
Si vive ingabbiati in tanti piccoli "io" che contraggono debiti occasionali e da cui non ci si libera, spesso per tutta la vita. Questo può creare un dolore enorme;
un modo per non farsi sopraffare è giocare intelligentemente con l' ego, dato che non si può evitare.
Ma il dolore e la gioia vivono prima di me e non dipendono da me in senso stretto.

giovedì 22 aprile 2010

Courage.

"Quando uscivo con Jim (Morrison) lui camminava spesso lungo i cornicioni dei palazzi; aveva questo bisogno di spingersi sempre oltre il limite" (Alice Cooper)

Anche il senso di "ribellione" può essere funzionale, cioè vivere in merito a qualcosa ed essere ingabbiato in una logica; di fatto conta il coraggio. Ammirare, emulare, imitare..vanno bene, ma non è vivere.



venerdì 19 marzo 2010

mercoledì 17 marzo 2010

Prendere e lasciare; se non prendi e vivi, non lasci e muori, e se non lasci e muori, non prendi e vivi.

giovedì 11 marzo 2010

La visione della cotoletta.

Un'altra moda è la professione di nullità, di mancanza di "valori", di presunta assenza di intenzioni..Non è che l' altra faccia del peggior moralismo. A dispetto di ciò che si può dire a una visione superficiale, il mio lavoro non predica nulla, soltanto vive dell' esperienza personale del "ricordo di sè" e della scalata verso strati altri della vita. Non sono suggerimenti, ma constatazioni; tuttavia anche queste cambiano, perchè il lavoro è in movimento, come lo dovrebbe essere ognuno.

http://www.smartarea.it/it/Smartshows/Smartshows-2010/Stefano-Abbiati-Mineralizzazioni/Stefano-Abbiati-Mineralizzazioni_2_636_493_0.html

lunedì 8 marzo 2010

Il peso.

Oggi ho sognato come si muore quando si è coscienti. E' una sensazione molto amara e sgradevole: si sente con una certa chiarezza lo sforzo del corpo di tenersi attaccato al cordone. Si è combattuti tra accettare la sorte, rincorrere un senso mentre non c'è tempo..L'ultima contraddizione che si affaccia alla vita. Poi mi sono svegliato; e quì sta un senso. Ci si accorge di questo sogno pesante, si avverte che si era un'altra cosa, completamente. Restano al mattino alcune tracce, e proprio la morte le sedimenta, le calcifica. E' così anche quando si muore a se stessi, internamente. C'è una transizione pesante, dura; si lascia qualcosa, o l' idea di qualcosa. Il sogno pesante, lungo l'asse del tempo, svanisce, e con esso tutto l' attaccamento ad esso. E' questa veste, l'attaccamento, a conferire il peso. Non si tratta di vivere con leggerezza o pesantezza: entrambi sono pesi specifici. Si tratta di correre coscientemente sul filo oscillante ed essere coscienti di sè, in sè, senza esservi immedesimati.