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lunedì 21 maggio 2012

giovedì 10 maggio 2012

Una società in regressione si nutre di ignoranza e paura e fomenta molte delle espressioni che oggi vanno tanto in voga, specialmente tra gli artisti. Questi ultimi, ultimi tra gli ultimi, avrebbero il compito teorico di dare conoscenza, di portare un messaggio quanto meno sollevante. Una visione, se non saggia, diversa, con prospettive più vaste. Ma non è un caso che ancora oggi si teorizzi dopo trent'anni sulla pittura punk; alle crisi si aggiungono altre crisi, e l 'elemento angosciante (e quindi regressivo) è ancora l' elemento dominante. La confusione, la mancanza di idee chiare, di volontà, quello che qualcuno chiama nichilismo. Ma non si tratta solo di non rappresentare una reazione allo stato di cose, ma di far scadere quei meccanismi sani di rivincita sociale, come ad esempio la trasgressione o la crisi del modello sociale o genitoriale. Questa rivincita è ridotta, e di molto, a un fenomeno tardo adolescenziale tutto pieno di segni col pennarello, di capigliature ben codificate, di mode depressive e deprimenti, scambiando il decadente con il decaduto. Una carrellata di famiglie Addams all' insegna del vittimismo e del poverismo..Sono forme di ribellioni giovanili prolungate all' infinito ,tuttavia vittime inconsapevoli dei meccanismi sociali di divisione che devono creare angoscia e paura. A questo fascismo finanziario è ben gradito l' artista depresso, che non porta soluzioni, non porta punti di vista da considerare, ma solo sfoghi emotivi (in genere avanzi di emotività).

mercoledì 25 aprile 2012

martedì 13 marzo 2012

La crisi è una opportunità eccezionale; costringere il lavoro dentro il recinto, seppur doloroso, di alcune soluzioni necessarie non lo impoverisce. Tutt'altro. Vedo intorno artisti che si affannano a cacciare mostre più o meno buone, quando invece un passo indietro significa due in avanti. Cento mostre all' anno per l' ansia di prestazione e lavori sempre più conformi e con ben pochi spunti di reale interesse, per non parlare di slancio. A questo si aggiunge la dipendenza dai social network in cerca di facili e ingenue gratificazioni che però non fanno che fortificare l' aspetto apparente delle proprie idee (sempre che ve ne siano).
Guardo sempre ammirato i progetti di architettura e di design dove la creatività deve necessariamente incontrare una dose massiccia di razionalismo e di applicatività che potrebbe strangolare. Tuttavia proprio nelle difficoltà si snoda il lavoro e la creatività si accende tra gli ostacoli. Un po' come un soldato che continua a sparare fucilate pensando che prima o poi il suo bersaglio verrà centrato.
Conta invece allenarsi all' attesa ponderata, alle mosse giuste e in un certo senso sagge. Anche sottoporre il lavoro al giudizio critico e severo di qualche persona stimata e sincera per rifinirlo, cancellare le sbavature o gli eccessi, dà quella accelerazione che di tanto in tanto serve. Magari lo demolirà in molti aspetti, ma è bene essere ambiziosi riguardo la propria creatività, non la propria società.

martedì 21 febbraio 2012

La curiosità è il cervello della fantasia.

domenica 19 febbraio 2012


Tranquillo Cremona, fratello del matematico Luigi Cremona, compie gli studi superiori al liceo classico Ugo Foscolo di Pavia. Fu l'iniziatore della scapigliatura in pittura, pur partendo da modi alla Hayez, ma con maggior gusto cromatico di ascendenza veneta (a Venezia il giovane pittore soggiornò tra il 1852 ed il 1859, frequentandovi l'accademia). Successivamente il linguaggio dell'artista si rivolse alla ricerca di effetti vaporosi e morbidi, ottenuti con il prevalere dello sfumato sul contorno, in obbedienza alla teoria dell'indefinita suggestione musicale a cui tendono tutte le arti, di cui Giuseppe Rovani si era fatto sostenitore nel libro 'Le tre arti' (1874). A tali risultati Cremona pervenne a partire dal 1870, quando presentò 'I cugini', frutto delle ricerche e degli studi del periodo precedente (temi forse ispirate ad esperienze biografiche dell'amico Carlo Dossi). Si tratta di opere che non potevano non sorprendere e non scandalizzare nell'ambiente milanese, dominato dal compassato verismo di Giuseppe Bertini di cui fu anche allievo.
È significativa la recensione, nella 'Strenna ricordo dell'Esposizione Nazionale di Milano' del 1872 di Yorick (pseudonimo di Pietro Ferrigni) il quale, accostò per primo Cremona al contemporaneo Daniele Ranzoni. In realtà, Cremona dimostrava la sua insofferenza per il clima dominante proprio attraverso la ricerca del simbolismo. Quanto alla natura sfatta delle sue immagini, la cui riconoscibilità non è sempre certa, essa dipende dallo sforzo di fondere le figure con l'ambiente, su una linea che sarà ripresa da Medardo Rosso e che sfocerà nelle proposte, altrimenti impostate, di Umberto Boccioni.

Tranquillo Cremona morì la mattina del 10 giugno 1878 a Milano, a soli 41 anni. La causa di morte fu avvelenamento per ingerimento di tempere di tela: per comodità di confronto egli infatti si sporcava le mani di colore ma il piombo delle biacche, infiltrandosi nel sangue, finì per causargli la paralisi degli intestini. Aveva da poco finito di dipingere la sua opera più famosa, "Edera". Roberto Sacchetti in suo onore scrisse il necrologio "In morte del Tranquillo Cremona".

Fonte: Wikipedia


mercoledì 8 febbraio 2012

  • Lo spirito creativo deve identificarsi con il ritmo della vita cosmica
  • il pennello deve esprimere la struttura intima delle cose
  • la somiglianza sarà afferrata dal contorno
  • l' apparenza particolare delle cose sarà resa dal colore
  • le masse devono ordinarsi secondo un piano
  • la tradizione deve essere tramandata nei suoi modelli "
Hsieh Ho ("Sei principi necessari alla validità di una pittura"), V sec. d.C.