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venerdì 28 gennaio 2011

L' uomo è inserito in una galera percettiva che la coscienza attraversa con fatica. Non vi è in questa galera necessariamente un compito assegnato a tutti; alcuni possono vivere questa galera essendone ignari, altri sbagliano tragitto o inciampano, e così via. Come un insetto di terra che non conosce luce, striscia compiaciuto pensando che il fango e la terra siano il suo habitat. Vive ogni osa, ma non si accorge di nulla; accende i fornelli per un caffè, ma si dimentica dopo qualche secondo ed entra nel consueto sonno. Quante volte non ci si ricorda di aver chiuso una porta, spento una luce, e così via.
Cose, cose, cose.
Scappano, scappano, scappano.





mercoledì 26 gennaio 2011


Può capitare che un quadro da dipingere appaia nella mente come un flash direttamente sul muro con tutti i colori e la tecnica. E' importante che nella propria vita abbiano uno spazio considerevole i muri bianchi e l' inconscio emergente con la sua visionarietà. Altrettanto importante è riconnettersi con la Fonte da cui emergono i propri raggi; la mente poi dispone e apparecchia. Allenati ad ascoltare la mente e la mente ad ascoltarti e non a dire; allora parlerai.

lunedì 24 gennaio 2011

La propria felicità è la reale e unica disciplina dotata di senso di un uomo realizzato.

Gratitudine.

Uno dei motivi per cui un uomo normale si dimentica del proprio amore è perchè si dimentica del proprio senso di gratitudine; tutto nasce dovuto nella vita dell' andirivieni e tutto viene tritato e pressato perchè non sia più padrone già dopo pochi istanti dalla sveglia del mattino. Un' anima non ha che i propri ricordi; e se perde anche questi, è destinata a morire. Molte anime, infatti, periscono nella vita automatica se non interviene la vita stessa. Così molti spiriti creativi, ad esempio, periscono dentro una automatizzazione, anche emotiva, della propria vita.
Il nostro amore è libero poichè non chiediamo nulla reciprocamente. Non è assistenza nè sostituzione, ma presenza. Non è pensare, è essere. Non è fatica, ma rigenerazione. Non è la ricerca di cose originali, ma della saggezza della normalità. Non è riposare, ma correre stando fermi.
Il mio cuore mi ha scelto.


Gurdjieff - Vedute Sul Mondo Reale

venerdì 21 gennaio 2011

Non riesco più a seguire nulla di contemporaneo, a partire dai libri; troppe parole, troppi artifici, troppe costruzioni, troppa vanità verso se stessi. Leggo solo classici. Mi hanno sonoramente rotto le palle tutti questi professionisti dei drammi umani, dei casi particolari, delle violenze, gli esperti della psicanalisi, i commiseranti e i commiserandi.
Nemmeno riesco ad ascoltare più musica con parole; queste mi disturbano, le trovo invasive. Non si canta per parlare, non si scrive per parlare.
Un autore deve nascondersi dietro il proprio lavoro; deve raccontare qualcosa. Ma deve farlo per davvero, e per questo deve sparire. Deve sparire la stupidità della sua gioventù, degli ideali. Per raccontare deve ascoltare, prima. Stare in silenzio, disporsi, rendersi disponibile. Non è l' autore a raccontare la storia; egli è solo il primo auditore. Tutto ciò che aggiunge di sé è solo violenza stilistica, prepotenza.

martedì 18 gennaio 2011

1984 virgola 2011.

L' unico aspetto interessante di Facebook è che è controllato e schermato dalla CIA. Per il resto lo trovo una esibizione patetica dei propri umori per la ricerca di pubblica compiacenza, elogi o bisticci. Aspetto irresistibile, ovviamente. Non è fuggendovi che si sfugge realmente, questo è chiaro. Un pò di veleno è l' antidoto a qualsiasi veleno. C'è chi affida ogni istante e cavolo amaro della propria misera vita al computer. Hard disk di un cervello già in affanno. Ma ragiona: la tua vita quanto è più grande e quanto non le serve l' avallo effimero e molliccio di un adulatore. Eppure quanto poco le basta per farsi imprigionare e quanto ci vuole per uscire dalle prigioni.

domenica 9 gennaio 2011

"Dico che, sì come nel primo capitolo è narrato, questa sposizione conviene essere litterale e allegorica. E a ciò dare a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi. L'uno si chiama litterale, [e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti. L'altro si chiama allegorico,] e questo è quello che si nasconde sotto 'l manto di quelle favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo strumento della sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua volontade coloro che non hanno vita di scienza e d'arte: e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre. E perché questo nascondimento fosse trovato per li savi, nel penultimo trattato si mostrerrà. Veramente li teologi questo senso prendono altrimenti che li poeti; ma però che mia intenzione è qui lo modo de li poeti seguitare, prendo lo senso allegorico secondo che per li poeti è usato.

Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in che moralmente si può intendere che a le secretissime cose noi dovemo avere poca compagnia.

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l'etternal gloria, sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l'uscita del popolo d'Israel d'Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Ché avvegna essere vero secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s'intende, cioè che ne l'uscita de l'anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate. E in dimostrar questo, sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi, e senza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionale intendere a li altri, e massimamente a lo allegorico."

Dante