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martedì 27 dicembre 2011

Quella famosa sensazione al centro dello stomaco che comunica quando l' ispirazione è reale:
succede così.
Una cosa sono le idee, un' altra l' ispirazione. A parte le bravate contemporanee e le sue bassezze, l' ispirazione è oltre le idee. Essa non compiace, vive e pulsa soltanto e brilla come una stella di luce propria.
Cercare le vette, scalare le montagne, respirare aria pura, fiatare l' aria del cielo.

domenica 18 dicembre 2011

"L'uomo nella notte accende a se stesso una luce quando la sua vista è spenta; però da vivo è a contatto con il morto, da sveglio è a contatto con il dormiente" (Eraclito)

sabato 10 dicembre 2011

Credo che nella vita si debba cercare nell' Assoluto. L' Assoluto nella Relatività delle sue manifestazioni. Per fare questo ci vuole molto, molto silenzio; la parola ha un grande valore, ma parlare significa coprire col proprio chiasso la Vita. Parlare e discutere non è quasi mai ascoltare; è ammantare le cose del proprio egoismo visivo, percettivo. Questa vita scorre come un fiume e occorre essere molto ben appostati e con le orecchie ben tese.
Così tante cose si conoscono, così poche si sentono.
Quando ti rivolgi a qualcuno devi sapere che gli porti anche le tue scorie emotive, i tuoi frammenti umani. Questi, quasi mai sono una opportunità di giovamento per chi sta con te. Sono solo la tua versione della vita, basata generalmente su esperienze indirette o per sentito dire, figli della tua disattenzione. La civiltà dà un grande peso al pensiero, inteso come espressione egoica di qualche filosofia. ma sono inganni, poiché gli esseri umani non fanno altro che correre dietro a se stessi, a cercare se stessi, e vivere per . Spesso, persino un consiglio diventa un momento di esposizione di .

domenica 20 novembre 2011

LE SETTE REGOLE DI PARACELSO

1 .- La prima è quella di migliorare la salute.

.Questo richiede una respirazione, il più spesso possibile, profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni , all’aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfetto possibile, evitare alcol, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a qualche trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.

2 .- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.

Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone maldicenti,viziose, vili, mormoratori, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni. L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostraanima. E’ l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.

3 .- Fate tutto il bene che vi è possibile.

Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo levostre forze, e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.

4 .- Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico.

La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi parleràimmediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la imperfezione delveicolo che gli si offre oggi per manifestarsi, la debole carne.

5 .- Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz’ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente.

Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un’intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.

6 .- È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali.

Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite;per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.

7 .- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.

Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene.Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni.Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti, e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate.

Molti di coloro che ammassano ingenti ricchezze, è certo che non sono del tutto delle buone persone, nel senso della rettitudine, però possiedono molte di quelle virtù che sono menzionate sopra. D’altro canto, la ricchezza non è sinonimo di benedizione, potrebbe essere uno dei fattori che conduce alla felicità, per il potere che ci da per compiere grandi e nobili opere, però la benedizione più duratura può essere raggiunta solo attraverso percorsi diversi, dove non domina mai l’antico serpente della leggenda, Satana, il cui vero nome è Egoismo.

Conclusione

Non lamentatevi mai di niente, dominate i vostri sensi, fuggite sia dall’umiltà come dalla vanità. L’umiltà vi sottrae le forze e la vanità è tanto dannosa, che è come se dicessimo “peccato mortale contro lo Spirito Santo.”

Paracelso

martedì 18 ottobre 2011

Fin troppo evidente che cortei e manifestazioni sono abilmente gestite e manipolate per togliere l' attenzione dai motivi per cui sussiste la protesta e servirsene per proporre ulteriori norme e leggi per limitare le libertà personali. Nessuno parlerà della mancanza di lavoro e di prospettive alla base delle manifestazioni dell' ottobre 2011, ma dei singoli individui lasciati infiltrare indirettamente nella manifestazione con scopi violenti. Sarà esibita una caccia all' uomo per rafforzare simbolicamente l' idea di violenza e la paura proiettata verso queste manifestazioni, che la coscienza collettiva, già divisa e provata dalle sue paure indotte, sarà portata a definire violente. Attraverso questa prostrazione e confusione si tenderà e proverà a introdurre leggi restrittive e dittatoriali di fatto, con l' appoggio consueto dei giornali non solo amici della classe politica. Classe è quantomai un termine azzardato. Basterà mostrare bersagli simbolici su cui proiettare la rabbia, la paura e la frustrazione.
In tutto questo manicomio di massa, ricorda che è il tuo equilibrio la forza maggiore. Trova la pace e trasmetti la pace. Tutti dicono, tutti parlano, tutti sbraitano, ma le idee nascono nel Silenzio e nell' ascolto di Sè.

venerdì 14 ottobre 2011



Svegliarsi al mattino presto, mettersi all' opera nello studio; fuori il chiasso di alcuni miserabili che hanno provato a farmi del male durante questa vita con le loro chiacchiere di paese.
A me invece il lavoro ha dato l' amore, l' equilibrio, la felicità tutti i giorni, l' impareggiabile gioia piena el cuore. Quando quelli creperanno dentro la loro rogna di spirito cui si accompagnano e per cui saranno ricordati, io sarò fuso definitivamente con Dio e chi avrà avuto la pazienza e il tempo di ascoltare i miei quadri, avrà sorriso con me.

giovedì 6 ottobre 2011

Così l' artista tenta costantemente di compiacere se stesso; come ogni uomo, egli pensa per sè, agisce in funzione di sè..ma tutto ciò che fa è muovere un fantoccio animato da illusioni.
Mostra i propri amici famosi in fotografia, trattiene il proprio lavoro (in realtà lo congela) per confermare quella "identità" e "riconoscibilità" cui lo costringe la società e di cui, per altro, non possiede nemmeno una idea chiara.
Allora si appella alle architetture più disperate pur di emergere, di spiccare sopra qualcun altro. Pure crepa di invidia, di gelosie, di inutili domande e risposte fuorvianti, di psicomanie. Anzichè essere una persona sana, è il più malato tra i malati e la sua creatività scarica e scialba è il risultato.

venerdì 30 settembre 2011



QUATTRO

Stefano Abbiati, Riccardo Gavazzi, Svitlana Grebenyuk, Guido Nosari.

4 giovani artisti, 4 pittori che introducono così il loro lavoro :

Stefano Abbiati : “Un lavoro di stratificazione iconografica operata su più livelli tecnici e semantici interconnessi tra di loro oppure in "conflitto armonico".
Io non scelgo mai il soggetto: è il soggetto che mi sceglie e io eseguo ciò che sento e ascolto. Comunicare non è parlare, ma tacere e ascoltare per avere, forse, qualcosa da dire. Per ascoltare serve scendere alcuni gradini del cosciente e inscenare il balletto che, nel mio caso, è decisamente polilinguistico, poiché gioco, come detto sopra, con più tecniche intersecate e interagenti.”

Riccardo Gavazzi : ”Viviamo sempre protetti da un’apparenza per confondere il nemico, perché non vogliamo ammettere la nostra debolezza e non capiamo che è una scorciatoia senza uscita. Viviamo solo per amare la notte.”

Svitlana Grebenyuk: “Ho chiamato il mio lavoro di questa serie “ Happy Art” immaginando come agli occhi di un neonato appaiano le forme elementari di elementi naturali come il sole oppure il fuoco o anche sagome di giocattoli, giostre e girandole luminose. Ho dipinto l’immagine della Madonna che reca in sé, per sua natura, l’idea di apparizione, d’immagine quintessenziale , la più libera possibile da ogni intralcio con la materia. Cerco l’ immagine pura appena nascente , trasparente così volatile che ancora non possa essere il fondamento concreto delle cose. Ripeto le immagini fino a che non intervenga l’assuefazione della conoscenza , per così dire, e una cosa non divenga per davvero e inevitabilmente una cosa. Quella precisa cosa e nient’altro. Allora il mio interesse svanisce. Come ogni artista sono attratta dalla perfezione della bellezza che gli antichi avevano trovato nella regole della sezione aurea, modello di assoluta completezza cui cerco di ispirarmi.

Guido Nosari: “Non vorrei mai far parte di un club che accetta tra i suoi soci me" (G.Marx), perchè non capisco, non sono abbastanza. Qualche volta qualcosa mi dice dove voltarmi e cosa guardare, magari mi avvicino un po’ a comprendere le cose, ma poi sfuggono, e continuo e provare. Non vorrei mai far parte di qualcuno che mi ha capito, che ha capito.”

Inaugurazione mercoledì 5 ottobre ore 19 00

Dal 5 al 28 ottobre 2011


lunedì 12 settembre 2011

Formula7

Ho messo quasi a punto la nuova produzione. Ciò che cerco da sempre è l' affrancamento dal sentimentalismo, il pasticcionismo travestito da oniricità. Tutt'altro. Oggi ci vuole chiarezza, limpidezza. E serve aggiungere un po' di distanza e di mistero, coltivare ciò che si guarda e non lasciare tutto al caso, soprattutto nello spettatore. Ha già tanto da fare, e si merita un momento, un istante, una vita intensa che magari parta dal quadro. Chi dichiara di non avere messaggi da veicolare, fugge da se stesso e dalle responsabilità possibili di un' opera d' arte. Piccola o grande che sia, è una responsabilità. All' uomo non piace darsi disciplina; preferirebbe cantare delle proprie casuali intuizioni senza scopo né senso. Della sua pigrizia, della sua vita inerte e addormentata. E farne bella mostra, naturalmente.
Adoro i lavori di Rudolf Stingel e di Trevor Paglen, e mi chiamano.
Lucidità, nettezza, mistero, intensità, semplicità, rigore, giusta distanza.
Mica si può gridare sempre nelle orecchie come tutti col proprio torbido dialetto di paese.

sabato 27 agosto 2011


Una protesta formale contro le gallerie ( presunte tali) che, sedotte da provincialissime idee di internazionalità, snobbano gli artisti italiani. Qualche ramo marcio intrecciato all' angolo di un muro candido, un nome anglofono o cacofonico e sei al centro del mondo. E' la solita prostituzione mentale e apertura di gambe verso la cacofonia. Milano, poi, è avantissimo. Milano se n'è andata già.


giovedì 25 agosto 2011



Se l' animo non avesse paura, non si aggrapperebbe ai ricordi; amerebbe il futuro molto più del passato. Ad esempio, prima di partire per un viaggio o prima di una decisione importante, l' animo viene assalito dal peso di ciò che ha vissuto prima di allora e teme.
Chi risiede nella Coscienza però, anche solo per un istante, non ha bisogno nè di futuro nè di passato, ma solo di tenere vivo l' alito della sua Coscienza, che tutto inghiotte e tutto vive.


sabato 30 luglio 2011

martedì 26 luglio 2011






Energie all' eremo di Croce Santa (Sr).




lunedì 25 luglio 2011

Le mie parole rischieranno la sincerità di un diamante nascosto nel deserto.
Io non dipingo persone cose; dipingo i princìpi che comunicano attraverso le forme e la mia forma di comunicazione nella sua forma particolare. Ci sono modalità di comunicazione dirette o indirette. Puoi dire a qualcuno "ti amo" a parole, in visu senza che l' interlocutore se ne accorga nemmeno. Oppure puoi dipingere un quadro con una schiera di angeli festanti tra le nuvole e trasmettere nel cuore dell' osservatore il principio del "ti amo". Tante sono le forme, unico è il cuore.

giovedì 21 luglio 2011

L' intero Universo ho sentito piegarsi a raccolta sotto il sorriso di una bambina. Tanto è forte la creazione dei mondi da piegarsi al più debole tra i soffi di vento che un uomo può sperimentare. Ciò che ti dice una bambina è il tuo calco esatto.
Molti si affannano ad attraversare il sonno, a leggere nei sogni, a uscire dal corpo e altre acrobazie per scoprire la propria anima; ma nulla ti toglie e restituisce a "te stesso" quanto il sorriso di un bambino. Non è retorica, né l' amore sciocco che leggi nei testi delle canzoni popolari. L' uomo non è più capace di altezze perché non si sa abbassare sotto di sé. C'è un punto magico che collega il suo essere individuale al grande Tutto, e il Tutto è collegato ai suoi miliardi di espressioni. Ma questo "se stesso" è tanto piccolo da scavarsi con le proprie mani degli abissi sconsiderati. Un tunnel scellerato nel ventre della terra, al riparo dal sole.

giovedì 30 giugno 2011

L' immaginazione è l' anticamera della realtà prossima.
Molta gente opprime se stessa nell' autocommiserazione. Che, certamente, non è mai recitata per piacere, ma viene compiuta, spesa tra le tante possibilità del cuore umano. Lasciando che la vita scorra senza attaccarsi e aggrapparsi nè alla felicità nè alle tristezze, come accade per un bambino. Il resto è l' identità che attacchiamo a noi stessi. La vita ha la sua intelligenza ed è quella che racconto nei miei lavori, Dove racconto te. La Natura recita se stessa e io racconto te, che sei me.

Per quanto grande il padrone di un cavallo possa costruire per l' animale un recinto, il cavallo punterà sempre la staccionata o la griglia di recinzione.

giovedì 23 giugno 2011

La mia pittura è intelligente; per questo bisticcia con certi elementi. Chi, tuttavia, l' ha capita nel complesso, sa che al momento giusto travolgerà tutto quanto e le sarà reso quanto le spetta.

lunedì 20 giugno 2011

Ogni tanto ricompare qualcuno che dice di non avere messaggi da veicolare. Ovvio, non ha nulla di dire, dal momento che veicola (termine orrendo) il messaggio peggiore: non essere in grado di dire nulla ma al tempo stesso comunicarlo. Parassito ergo sum.

domenica 19 giugno 2011

Ieri sono tornato sconcertato da una inaugurazione di un premio; vince il cattivo gusto e i commenti sulla ragazza..Il critico che parla del piacere di avere un paio di cosce mentre guidi l' automobile e un altro che la fissa come un handicappato con te presente. Ormai trattengo a stento i calci nel culo; non sono più giovane.
Ogni tanto però fa piacere incontrare qualcuno che non faccia del degrado uno stile e conto di presentare di nuovo qualche progetto valido.
Oggi c'è molta scena e poca sostanza; questo si sa. Tanto allestimento, molta confezione, e poca carne. Arte da supermarket. La battaglia è appena cominciata, sempre che abbia senso lottare in mezzo ai maiali da cortile.

mercoledì 8 giugno 2011

Tutto è costruito perchè tu costruisca te stesso. Ma l' individualismo è una falsa individualità. Esci da te stesso e smetti di regalare energie a illusioni; ascolta, e crea l' arte fuori dai sentimentalismi e dai personalismi, e sarà davvero unica.

venerdì 27 maggio 2011


Vitamine anticontemporanee contro la mancanza di realtà della realtà odierna, la brutta cultura, i pasticcioni della "pittura", gli americanismi, la povertà delle arti, la mancanza di luce.


mercoledì 18 maggio 2011

giovedì 12 maggio 2011

mercoledì 11 maggio 2011

In finale al premio Combat. Dedicato agli amici che non mi hanno dato solo parole in questo anno atòpico come la mia dermatite.

http://www.premiocombat.it/finalisti

martedì 10 maggio 2011

Tremendy

Un vecchio ricco arranca in un completo faticoso verso il bancone del cibo; il sudore penetrante e traspirante lo lascia scivolare deciso verso il piatto degli stuzzichini a base di maionese scaduta. Chic, trendy, tremendy. Venti euro per portata ma, a me che sono fortunato, è stato bollato il polso sinistro: sono ospite e non pago.
Quindi spritz e mojito ma, come al solito, l' alcool non mi fa un grande effetto se non quello di ridere deridendo. Anzi odio rilasciare il controllo sui gesti anche perché, delle volte, rilascio insulti o prese in giro. Una specie di agente televisivo si aggira cercando conferme umane; mangia come una bestia e tutto il suo lecchìo tra i capelli svanisce nella fame, nel cibo, negli alimenti. Sono questi a possederlo; guarda la mia ragazza e si chiede come mai accompagni me e non lui. Prende il cibo con le mani dal piatto e apre le fauci. Tutto ciò che si è costruito fuori, sopra il suo corpo, comincio a ignorarlo. Per forza che viene da fare così. Lo vedo sempre più grande, sempre più grande. A un certo punto sembra uscire col capo dal soffitto in una di quelle trasformazioni tipiche di certe favole nordeuropee. Forse mi sono distratto. Chi è? L'ho già visto, non ricordo dove.
Verso la fine dell' aperitivo arriva il diggèi di una edizione del Grande Fratello. Mi dicono che è stato con una modella bellissima. Reagisco con turgore alla notizia, sforzandomi di trovarvi un interesse. Dunque Tommy arriva con il foulard al collo, vestito come nell' edizione del Grande Fratello cui partecipò e che gli ha dato la fama. Mentre l' agente televisivo sospetto e il vecchio ricco sprofondano nelle tartine, il diggèi osserva la mia ragazza come se gli dovesse uno sguardo; poi si accorge che l' accompagno io e rilascia un sorriso con una smorfia simile a quella che avrebbe durante una emorroide. E' molto abbronzato. Sempre più abbronzato. Anche lui a un certo punto diventa gigante e supera il soffitto. Lui è sempre più nero; prima era rosso come un crostaceo. Una torcia umana. Anche l' agente televisivo sospetto è molto abbronzato, e continua a crescere. Forse anche il vecchio ricco si ingrandisce, non ricordo. Però suda più degli altri due.
immagine tratta da www.dagospia.com




lunedì 9 maggio 2011


„Vincere significa governare la propria mente non armonica. Questa è la realizzazione della missione più suprema che vi è stata data.“ Morihei Ueshiba.

domenica 8 maggio 2011

L' unica opinione che mi interessa avere è quella sopra tutte: non averne affatto. Poichè la parola è vanità, e ogni volta che si esprime una opinione si esprime se stessi e non il Totale. Che è ciò che andrebbe raggiunto, o cercato. Esiste il silenzio, la parola perfetta, oppure le forme creative, che sono parole in movimento, vive. Il resto è il desiderio celato di apparire in qualche modo agli occhi di altri, di compiacere il proprio ego, di dare sfoggio di sè. Come lo è l' arte, ma almeno lo è in maniera conscia (più o meno) e viva.

"Dite solo sì e no".
"In principio era il Verbo".

giovedì 28 aprile 2011

Intervista su Espoarte.it

Affinità Elettive

di Oriana Bosco

«La creazione collettiva […] è qualcosa cominciata prima di noi e che presumibilmente continuerà dopo di noi, dandoci l’impressione di una forza che passa attraverso di noi». Così Luigi Meneghelli, citando Italo Calvino nella presentazione della mostra Affinità Elettive, descrive quella pulsione impercettibile e affascinante che si instaura tra le opere di quattro giovani artisti (Stefano Abbiati, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi ed Elena Monzo) e quelle di altrettanti grandi protagonisti dell’arte contemporanea (Giuseppe Penone, Bill Viola, Emilio Isgrò e Alighiero Boetti). Un dialogo tra due forme di espressione che si parlano con echi e richiami, ma anche un confronto tra due generazioni vicine che trovano punti di contatto e linee di continuità ma allo stesso tempo affermano la propria autonomia e la necessità di una costante attualizzazione, di una incessante ricerca.

Ne parliamo con Abbiati, Cetera, Miorandi e Monzo…

Oriana Bosco: Come avete vissuto questa esperienza? Il rapporto con l’artista è stato di empatia totale o c’è stato qualche elemento di conflittualità?
Stefano Abbiati: Ho trovato necessario l’elemento di differenza, di distanza dal lavoro del grande maestro (nel mio caso Penone). Trovo che oggi sia fondamentale partire da differenze e distanze perché la stessa società si basa su contraddizioni di questo genere. Al di là delle ciarle di paese, oggi il sistema artistico si basa più che mai sui concetti di “famiglia” e di “protettorato”. Serve piuttosto un’urgenza di natura comunicativa che poggi sul desiderio concreto di lasciare qualcosa in più di una riproduzione plastificata e abbastanza ben confezionata di arti vecchie e masticate da altri. O si imita o ci si limita. Invece serve costruire (ed essere) una cultura capace di contraddirsi e non solo di creare famiglie “autoconfermative”.
Pierluca Cetera: L’artista con cui mi sono confrontato è Bill Viola, si tratta di un autore che mi ha da sempre affascinato per il senso di spiritualità che riesce a trasmettere con le sue opere. La sua ricerca visiva parte da un’analisi profonda della storia dell’Arte e, spesso, fa riferimento ad autori, come Caravaggio o Piero della Francesca, che amo moltissimo. Non sempre approvo il suo gusto per la citazione, che, a volte, sfocia in un “furbo manierismo”. Ma in diverse occasioni sono stato letteralmente “rapito” dai suoi video e dalle sue installazioni e, di questo, gliene sarò per sempre grato.
Valentina Miorandi:
“Incontrai” Isgrò, per la prima volta, in un’esposizione alla Galleria Civica di Trento. È una delle figure che hanno significato per me un passaggio. Una persona da cui farsi ispirare: le scelte raffinate, i movimentati formicai, gli indelebili tratti neri che “censurano” la lettura di testi “sacri”, innescano in me emozioni, vertigini, pensieri. Per cui il confronto con un Maestro come Isgrò l’ho preso come un’avventura, altrimenti mi sarei fatta inibire dalla soggezione, invece è stato un divertimento!
Elena Monzo: Il confronto (con Alighiero Boetti, n.d.r.) mi ha incanalato nel suo “doppio” concettuale. Ho cercato un accordo, un punto dove il mio lavoro potesse incrociare il suo modo di agire, pensare, pur mantenendo saldo il mio segno inciso e il mio sguardo sul quotidiano-contemporaneo. Il traguardo dell’arte è consolidarsi nel tempo e Alighiero Boetti in questo ha vinto.

Per lo spettatore, il confronto proposto dalla mostra è molto interessante in quanto mette in evidenza sfaccettature inedite del vostro lavoro, risveglia energie impensate e arricchisce di significato entrambe le opere proposte. Dall’altra parte, questo dialogo che significato ha avuto per il vostro lavoro? Come ha agito questo confronto sulla vostra opera, presente e futura? Vi ha dato nuovi stimoli e mostrato nuove chiavi di lettura per quello che avete già fatto?
Stefano Abbiati: Ho trovato molti elementi da snellire e altri su cui insistere. La sensazione di dover crescere, però, è una sensazione molto positiva e che fa sentire vivi. Credo molto poco ai lavori che non cambieranno mai, e penso anche che allo spettatore del quadro, del resto, si dia la propria vita. Che non è un calcolo, ma un percorso, una corsa.
Pierluca Cetera: Nel momento in cui realizzo i miei lavori, considero essenziale l’aspetto comunicativo, cercando di coinvolgere gli spettatori in un dialogo ideale fatto di critiche, interpretazioni, apprezzamenti. In questo caso, fungevo non solo da “artefice”, ma anche da spettatore, per cui, nel confronto con Bill Viola, contrapponendogli la mia installazione, ho potuto rispondere indirettamente alla sua opera criticandola, interpretandola, apprezzandola. Mi è sempre piaciuta l’idea del confronto e della collaborazione nell’ambito delle creazioni artistiche e, l’essere, di fatto, in un paese di provincia del sud Italia, quindi geograficamente isolato rispetto al contesto dell’arte contemporanea, mi spinge a cercare il confronto con artisti che operano in ambiti diversi dal mio. La contaminazione tra pittura e teatro, in particolare, stimola molto la mia ricerca presente e futura.
Valentina Miorandi:
Un’occasione rara e preziosa per osservare i lavori che ho fatto finora attraverso un punto di vista inedito. Tutto è partito dalla telefonata del curatore Luigi Meneghelli che a bruciapelo mi dice: «Sei accostata a Emilio Isgrò, proponimi dei lavori!». Nemmeno ho avuto il tempo di farmi venire l’ansia da prestazione che mi sono messa alla ricerca di rimandi e connessioni che potevano intrecciarsi in intenzioni, azioni, metodi. Studiando e interagendo con le opere di Isgrò ho guardato i miei lavori in controluce, la percezione è stata diversa e ne è scaturita una consapevolezza nuova, che chissà a cosa porterà!
Elena Monzo: Questo progetto speciale è stato per me come una sfida, inizialmente mi ha messo in crisi ma poi ho trovato un libero accesso a nuovi “giochi di parole e di materia” grazie al dialogo stimolante con Luigi Meneghelli proprio in un momento in cui il mio lavoro mi coinvolgeva in forme ingestibili. Questo confronto mi ha obbligato ad analizzare severamente tutti i passaggi e per ora/futuro prossimo necessito una fase terapeutica “disintossicante” all’insegna dell’essenziale.

Il confronto con i modelli precedenti è una costante in tutta la storia dell’arte, che a seconda dei periodi storici assume toni molto diversi, dall’emulazione alla negazione totale: oggi si è in una fase in cui il rapporto con il passato, anche il più prossimo a noi, sembra assumere un ruolo di primo piano (si vedano le molte sperimentazioni che musei italiani e internazionali propongono su questo tema). In questo momento, che significato assume e che valore aggiunto può dare alla creazione contemporanea il dialogo con l’arte che ci precede?
Stefano Abbiati: Penso che il dialogo con il passato sia una scusa per molti per vendere significato. Io non considero passato, presente e futuro come interlocutori posati su di una linea retta. Le cose, in questo senso, hanno svariate sfaccettature; trovo però che si debbano recuperare, senza entrare troppo nel dettaglio, alcuni aspetti “artigianali” del lavoro e di conoscenza minima di alcuni dettagli. Mi riferisco nello specifico alla disciplina della pittura, naturalmente.
Pierluca Cetera: La conoscenza della storia dell’Arte credo faccia parte di un bagaglio culturale fondamentale per chi vuole comunicare utilizzando un linguaggio artistico. Il tentativo di “distruggere” ciò che è stato prodotto nel passato lo considero un atto di provocazione fine a se stesso e ormai superato. Però, ritengo che il confronto con il passato non debba produrre emulazione, ma spinga ad un arricchimento ed attualizzazione del linguaggio artistico. Del resto, è questa la lezione più importante che ci hanno tramandato gli artisti nel corso dei secoli.
Valentina Miorandi:
La storia dell’arte è vero, esiste. Quando mi pongo davanti ad un “modello” cerco di interagire, di dialogare: indago, cerco di sentire se esistono comuni intenzioni. E quando si instaura una comunicazione, che è come fosse una specie di muta complicità, la distanza temporale si arrotola su se stessa come quando il metro si riavvolge velocemente. Quando questo accade ha inizio un confronto “in contemporanea”, un dialogo dove il contesto perde il posto di primo piano. Per esempio, ecco una frase di Isgrò alla quale mi sento intimamente vicina: «Le provocazioni passano, mentre i nervi della nostra sensibilità rimangono ancora scoperti, e noi dobbiamo essere pronti a toccarli nel modo giusto, per porre finalmente agli uomini quelle domande che la scienza e l’economia non sono più in grado di porre, tanto meno la filosofia. Mentre l’arte è sempre lì, in agguato, a risvegliare il mondo che dorme ricoperto di scarafaggi».
Elena Monzo: Il confronto con il passato ci accompagna ogni istante, gli artisti più o meno consapevoli possono soltanto farsi attraversare dalle vibrazioni del contemporaneo, dalla tecnologia poco gestibile, che cresce incontrollata e dal passato che riemerge riportandoci alle nostre origini.

La mostra in breve:
Affinità Elettive
a cura di Luigi Meneghelli
Arte Boccanera Contemporanea
Via Milano 128/130, Trento
Info: +39 0461 984206
www.arteboccanera.com

Artisti in mostra:
Stefano Abbiati / Giuseppe Penone
Pierluca Cetera / Bill Viola
Valentina Miorandi / Emilio Isgrò
Elena Monzo / Alighiero Boetti

8 aprile – 30 giugno 2011

Dall’alto:
Emilio Isgrò, “È ammessa l’unità nazionale”, 2010, acrilico su tela montata su legno, cm 50×70
Valentina Miorandi, “Inno nazionale d’Italia 2011″, 2010-2011, incisione sonora su vinile 33 giri, 1’49”


Bill Viola, “The Passing (still)”, 1991, video b/n, mono, 54’
Pierluca Cetera, “Il Bosco (i mostri della ragione generano sonno)”, 2010, olio su tela, installazione luminosa, cm 158×183

Alighiero Boetti, “Senza titolo (Pesci spada)”, 1988, tecnica mista su carta, cm 70×100
Elena Monzo, “Boetti 1″, 2011, incisione acquaforte, filo di lana, cm 50×59


Giuseppe Penone, “Senza titolo”, 1987, tecnica mista su carta, cm 60×50, collezione privata, Trento
Stefano Abbiati, “Natura su natura 1″, 2011, tecnica mista su tavola, cm 100x100x6

mercoledì 27 aprile 2011

mercoledì 20 aprile 2011

Tutti cantano alla luna nella propria maniera, credendo di conoscere la musica e di fare qualcosa consapevolmente nell' andirivieni generale. I muscoli si muovono, si contraggono le idee, si stipulano contratti, si vomitano i lavori quotidiani, si bacia, si ride, si muore, si rivive, si sparla. Poche visioni, molte vedute.

So che Dio mi aiuterà ad attraversare questo mare gastritico prima che mi venga il crepacuore. Almeno, credo.

lunedì 18 aprile 2011



Campagnoli della pittura ed esegeti del cattolicesimo che parlano per decine di migliaia di euro e predicano rettitudine nel lavoro.


Siamo dei piccoli pezzettini di Dio; da un lato le bestie che tirano, dall' altro le voci. Di molte cose che governano la vita biologica non siamo minimamente responsabili: respirare, mangiare, arrabbiarsi, eccitarsi. Zanzare che si agitano e cercano le proprie soddisfazione che pure la vita suggerisce. Se riesci a trovare il punto dove si perde la biologia e si trova Dio, hai capito.


giovedì 14 aprile 2011

La vita crea le difficoltà come mezzo, non come fine.
Le difficoltà sono innaturali; tuttavia nell' uomo imperfetto nascono come le malattie dentro l' organismo. Quelle, infatti, sono la reazione del corpo umano a disfunzioni e disarmonie fisiche.
La lotta è un meccanismo creato dalla mancanza d fiducia nella "malattia". Per la psiche, la cura è l' armonia interiore. Ciò che oggi occupa la tua vita con pesantezza, domani sarà regolato dall' armonia. Ma prima l' armonia. Non accusare nessuno, poichè nessuno ha colpa, soltanto un ruolo definito all' interno di un "sistema armonico".
E' dura scavalcare se stessi; eppure lo si fa nel momento in cui si attribuiscono ad altri colpe o accuse. Quello che viene chiamato "vittimismo" è un insieme di idee parassitarie che operano per un sistema disfunzionale. Sono note stonate di un sistema disarmonico.
E' un grande senso di vuoto percepito, in realtà, l' armonia con se stessi, poichè per raggiungerla, anche per poco tempo, si sa che si deve smarrire se stessi. E questo "se stessi" è tutto ciò che in realtà regola per apparenze la propria esistenza e ciò che le dà l' apparente significato. Perchè la tua vita parli davvero, deve prima tacere dentro la mente. E invece viene insegnato costantemente a parlare, proporre cose, cercare qualcosa, e così via. Un costante stato di allerta, di agitazione, di pericolo. Conviene fidarsi solo di ciò che crea la propria mente, della propria ricezione del mondo. Ma la percezione è diversa dalla ricezione.


"Tibet", 30x30cm.


lunedì 11 aprile 2011

lunedì 28 marzo 2011


Stefano Abbiati - Giuseppe Penone, Pierluca Cetera - Bill Viola, Valentina Miorandi - Emilio Isgro', Elena Monzo - Alighiero Boetti

Titolo: Affinità Elettive

A cura di: Luigi Meneghelli
Catalogo con testo di: Luigi Meneghelli
Sede: Galleria Arte Boccanera Contemporanea di Lucchi Giorgia, Trento
Inaugurazione: venerdi 8 aprile 2011 ore 18
Periodo: dall’8 aprile al 30 giugno 2011
Orario: dal martedì al sabato 10.00-13.00 / 16.00-19.00
Indirizzo: via Milano 128/130 Trento





Ho provato tante volte a scomporre, rovinare, annullare il mio lavoro. Constato con piacere, però, che è persino più forte di me. A ciascuno la propria attitudine; tante volte mi è stato chiesto da persone più o meno importanti di rendere più ruffiano il mio lavoro. Dirò che ci ho anche provato. Penso anche che ci sia una volontà sincera di rendere fruibili certi dipinti o quadri. Ma non riesco a comunicare qualcosa di filtrato, che sfugga a certe urgenze comunicative. E poi non ho l' orgoglio di chi crede di avere qualcosa da insegnare, per cui deve in qualche modo produrne un adattamento per qualcuno che altrimenti non capirebbe (o non comprerebbe). E poi non è certo con gli adattamenti che si "fa la storia". Non ci sono vulgate, qui. Anzi, con rammarico oggi si cerca un linguaggio acritico, allineato alla vulgata, alle chiese correnti, alle street arts che sono solo espressioni allo stato embrionale di animi incapaci di reagire, di comunicare per davvero, illudendosi di farlo. Quel finto antagonismo di barbette e giubbini griffati contro lo stesso sistema di cose che gli suggerisce cosa fare. Ma ve lo immaginate Blake con una bomboletta in mano col codino a cipolla e pantaloni larghi saltare sul furgoncino in cerca di un muro per fingere di non farsi scovare dalle autorità?
Per questa non manipolabilità psicologica si incontrano così tante volte problemi. In particolare certi operatori che lavorano per ormoni, tipicamente "maschi", comandanti del nulla, spesso incapaci di esprimersi in un italiano corretto (o esprimersi del tutto).
Non sopportano i no, devono comandare. Ti sbattono in faccia denaro contante, sonante. Neppura allora riescono. Allora cominciano a parlare male di te a livello personale, che è l' unico modo che gli resta di sentirsi padroni. Ma tutto ciò è così di basso profilo in confronto a ciò che un artista vive dentro di sé, alle altezze che può raggiungere. E, soprattutto, è sempre il lavoro ad avere la meglio, svoltato l' angolo. Il lavoro vince sempre, sempre, sempre.
Poi rigetto gli atteggiamenti dimessi, deboli, pauperisti. L' umiltà che è solo paura, prostrazione. Cultura è ricchezza, prosperità, positività, coraggio. Presentare progetti per la società, condividerli con i diversi operatori. Per questo non ci si può accontentare degli arrangiamenti. Una cosa è ascoltare suggerimenti, consigli, questo sempre. Ma obbedire al proprio lavoro significa anche capirne il valore profondo e capire che può attraversare dei momenti contraddittori. Serve essere profondamente liberi, camminare con amore incondizionato sul proprio cornicione, ed essere ciò che si dice. Tutti sono capaci di dire.

lunedì 7 marzo 2011

giovedì 3 marzo 2011

Le idee sono vascelli che vanno e vengono dal porto. Si scarica la merce, a volte inutilmente. Poi se ne vanno seguiti dalle loro scie. Ma funzionano così: ti portano ciò che ti serve, e poi se ne vanno. Non tenerti tutto il vascello nel porto, poiché non serve a nulla. Sai che vanno e vengono per un motivo. Certe navi te le dimentichi, altre te le ricordi per sempre con tutto il loro equipaggio. Il tuo porto non è grande, né piccolo: è semplicemente adatto alla merce che gli serve.
Non puoi avere certezze, se non nel cuore. Così accade nella vita reale: è la percezione istintiva, emotiva, a regolare la vita e le esperienze quotidiane filtrate dalla ragione. Ma gli accadimenti, soprattutto quelli sorprendenti, inattesi, sono il sale stesso dell' esperienza vitale. Alla ragione, tutte le ragioni non saranno mai sufficienti. Ma se qualcosa sai che parla al tuo cuore, allora ritienila più vera del vero.

mercoledì 2 marzo 2011

Perchè il cielo non te lo consegnano gli amici, piuttosto i tuoi nemici. Attraversando le contraddizioni vitali, l' asse dell' anima si può sfaldare oppure saldare: ma è proprio così che si costruisce. L' amicizia la incontri dopo alcune contrarietà, e così l' amore. Considera i processi delle cose, ma soprattutto allontana le tue prospettive.

martedì 1 marzo 2011

La forza di una vita sta nelle rivelazioni inaspettate nascoste nelle diverse esperienze. La somma di queste batte sui nervi della propria realtà.

venerdì 25 febbraio 2011

Sfrangia i pensieri e conducili. Pulisci il cuore e vivi in attenzione, entusiasmo.

venerdì 18 febbraio 2011


La pittura è una illusione che gioca con le illusioni della realtà per riportarle a una oggettività dello spirito percettivo. Che è tutto fuorchè oggettivo; tuttavia è comune come il buon senso.

venerdì 11 febbraio 2011

Il mondo è un sistema di armonie che lottano disarmonicamente con altre armonie per affermare la propria armonia.
Ogni persona creativa e di reale genio ha il problema di trovarsi incastrato in un contesto o un ambiente errato ancor prima che ostile poichè, infatti, vive per altri tempi e con altri spazi.

lunedì 7 febbraio 2011

Decisi a lasciare scorrazzare nei cieli la forza tremenda del mio amore fragilissimo come un missile schizzato nel cielo. Lascio correre il mio amore in arazzi perlati, schiumose magie e banchetti segreti e sontuosi registrati su carta pregiata. E' così che si fa quando si muore; va sprigionato qualcosa, e ciò che sprigioni, lo diventi, e tutto il resto lo abbandoni. Uno spruzzo di gas aciso e luminescente da fare mentre si è attenti.
Non ci sono più, io. Non c'è più io, non sono più.
In questi giorni si consuma una mia morte,con uno squarcio crudele e squassante dentro il mio teatro, e strumenti per la musica che sono rotti e vagamente scordati.
Eppure un suono mi è stato portato sopra una manna nel chiasso umano e indistinguibile. I piedi, leggeri, appoggiati dopo che diecimila bagnatissime preghiere furono issate per raccogliere i pezzi del guerriero.

Al mio unico amore, concreto, incarnato.

Pinocchi.



Mi piace il Pinocchio di Carmelo Bene, poichè mostra l' ipocrisia dell' animo umano sempre pronto a cantilenare le sua colpe e i suoi ravvedimenti ma che, in fin dei conti, interloquisce sempre con una fata turchina (tutt' altro che turchina) senza volto, di una moralità di cartapesta, senza forme, spaventosa.

venerdì 28 gennaio 2011

L' uomo è inserito in una galera percettiva che la coscienza attraversa con fatica. Non vi è in questa galera necessariamente un compito assegnato a tutti; alcuni possono vivere questa galera essendone ignari, altri sbagliano tragitto o inciampano, e così via. Come un insetto di terra che non conosce luce, striscia compiaciuto pensando che il fango e la terra siano il suo habitat. Vive ogni osa, ma non si accorge di nulla; accende i fornelli per un caffè, ma si dimentica dopo qualche secondo ed entra nel consueto sonno. Quante volte non ci si ricorda di aver chiuso una porta, spento una luce, e così via.
Cose, cose, cose.
Scappano, scappano, scappano.





mercoledì 26 gennaio 2011


Può capitare che un quadro da dipingere appaia nella mente come un flash direttamente sul muro con tutti i colori e la tecnica. E' importante che nella propria vita abbiano uno spazio considerevole i muri bianchi e l' inconscio emergente con la sua visionarietà. Altrettanto importante è riconnettersi con la Fonte da cui emergono i propri raggi; la mente poi dispone e apparecchia. Allenati ad ascoltare la mente e la mente ad ascoltarti e non a dire; allora parlerai.

lunedì 24 gennaio 2011

La propria felicità è la reale e unica disciplina dotata di senso di un uomo realizzato.

Gratitudine.

Uno dei motivi per cui un uomo normale si dimentica del proprio amore è perchè si dimentica del proprio senso di gratitudine; tutto nasce dovuto nella vita dell' andirivieni e tutto viene tritato e pressato perchè non sia più padrone già dopo pochi istanti dalla sveglia del mattino. Un' anima non ha che i propri ricordi; e se perde anche questi, è destinata a morire. Molte anime, infatti, periscono nella vita automatica se non interviene la vita stessa. Così molti spiriti creativi, ad esempio, periscono dentro una automatizzazione, anche emotiva, della propria vita.
Il nostro amore è libero poichè non chiediamo nulla reciprocamente. Non è assistenza nè sostituzione, ma presenza. Non è pensare, è essere. Non è fatica, ma rigenerazione. Non è la ricerca di cose originali, ma della saggezza della normalità. Non è riposare, ma correre stando fermi.
Il mio cuore mi ha scelto.


Gurdjieff - Vedute Sul Mondo Reale

venerdì 21 gennaio 2011

Non riesco più a seguire nulla di contemporaneo, a partire dai libri; troppe parole, troppi artifici, troppe costruzioni, troppa vanità verso se stessi. Leggo solo classici. Mi hanno sonoramente rotto le palle tutti questi professionisti dei drammi umani, dei casi particolari, delle violenze, gli esperti della psicanalisi, i commiseranti e i commiserandi.
Nemmeno riesco ad ascoltare più musica con parole; queste mi disturbano, le trovo invasive. Non si canta per parlare, non si scrive per parlare.
Un autore deve nascondersi dietro il proprio lavoro; deve raccontare qualcosa. Ma deve farlo per davvero, e per questo deve sparire. Deve sparire la stupidità della sua gioventù, degli ideali. Per raccontare deve ascoltare, prima. Stare in silenzio, disporsi, rendersi disponibile. Non è l' autore a raccontare la storia; egli è solo il primo auditore. Tutto ciò che aggiunge di sé è solo violenza stilistica, prepotenza.

martedì 18 gennaio 2011

1984 virgola 2011.

L' unico aspetto interessante di Facebook è che è controllato e schermato dalla CIA. Per il resto lo trovo una esibizione patetica dei propri umori per la ricerca di pubblica compiacenza, elogi o bisticci. Aspetto irresistibile, ovviamente. Non è fuggendovi che si sfugge realmente, questo è chiaro. Un pò di veleno è l' antidoto a qualsiasi veleno. C'è chi affida ogni istante e cavolo amaro della propria misera vita al computer. Hard disk di un cervello già in affanno. Ma ragiona: la tua vita quanto è più grande e quanto non le serve l' avallo effimero e molliccio di un adulatore. Eppure quanto poco le basta per farsi imprigionare e quanto ci vuole per uscire dalle prigioni.

domenica 9 gennaio 2011

"Dico che, sì come nel primo capitolo è narrato, questa sposizione conviene essere litterale e allegorica. E a ciò dare a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi. L'uno si chiama litterale, [e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti. L'altro si chiama allegorico,] e questo è quello che si nasconde sotto 'l manto di quelle favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo strumento della sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua volontade coloro che non hanno vita di scienza e d'arte: e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre. E perché questo nascondimento fosse trovato per li savi, nel penultimo trattato si mostrerrà. Veramente li teologi questo senso prendono altrimenti che li poeti; ma però che mia intenzione è qui lo modo de li poeti seguitare, prendo lo senso allegorico secondo che per li poeti è usato.

Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in che moralmente si può intendere che a le secretissime cose noi dovemo avere poca compagnia.

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l'etternal gloria, sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l'uscita del popolo d'Israel d'Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Ché avvegna essere vero secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s'intende, cioè che ne l'uscita de l'anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate. E in dimostrar questo, sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi, e senza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionale intendere a li altri, e massimamente a lo allegorico."

Dante