Cerca nel blog

mercoledì 31 dicembre 2014

Non cantarla, la vita; lascia piuttosto che sia la vita a cantare in te. Molti parlano, pochissimi vivono.

giovedì 27 novembre 2014

Siamo la legione straniera che attraversa, non vista, la città dalle voci automatiche.


giovedì 30 ottobre 2014

"Parlare senz'essere ascoltato mi ha privato del sonno,
 gridare senz'avere risposta mi ha tormentato:
 mi ha fatto svanire le forze del cuore,
 mi ha incurvato come se fossi un vecchio.
 O Marduk, grande signore, dio misericordioso,
 gli uomini, per quanti essi sono,
 chi li può comprendere nella loro realtà?
 (Anche) tra i non negligenti, chi non si è (mai) reso colpevole? Chi è colui che comprende le vie di un dio?
 Che io possa badare a non commettere colpe!
 Che io possa incessantemente cercare le sedi della vita!
 L'umanità è destinata dagli dèi ad operare nella maledizione,
 a sostenere la mano divina (che pesa) sull'uomo. »
(Preghiera penitenziale a Marduk, a mano alzata (šu-íl-lá), 1-16. Testo cuneiforme: King, BMS, n.41; Ebeling, LKA n.61. Trascrizione e traduzione Ebeling AGH 72-75 e SAHG 298-300. Traduzione in italiano di Luigi Cagni)

venerdì 24 ottobre 2014


Dal sito http://www.sergiosablich.org/

Robert Schumann – Sinfonia n. 4 in re minore op. 120

 L'inizio di quella svolta compositiva che con la Prima Sinfonia avrebbe aperto la strada all'entusiasmo creativo dell'"anno sinfonico", il 1841 (due Sinfonie compiute, una terza abbozzata, oltre alla "Sinfonietta" Ouverture, Scherzo e Finale e alla Fantasia per pianoforte e orchestra in La minore, che sarebbe più tardi diventata il primo movimento del Concerto per pianoforte), avviene in Schumann sotto un duplice impulso, nel segno di un allontanamento tanto dal modello dell'ultimo Beethoven quanto dalle "divine lunghezze" di Schubert. Da un lato vi è la volontà di perseguire una concezione unitaria del processo sinfonico per via essenzialmente monotematica, con un procedimento ciclico nel quale le trasformazioni di una figura fondamentale, quasi motto della composizione, si generano l'una dall'altra, senza contrapporsi; dall'altro lato agisce il desiderio di sperimentare una sintassi poetico-musicale di segno simbolico, contemperando aneliti e slanci in una fioritura estemporanea di divagazioni fantastiche dal timbro accesamente romantico ma tendenti all'eloquenza della musica assoluta. La Prima Sinfonia è da questo punto di vista esemplare: il supporto programmatico previsto all'origine (una poesia "romantica" dedicata alla primavera) venne abbandonato allorché i riferimenti extramusicali si chiarirono in elementi compositivi: quel che rimase da ultimo fu la disposizione ciclica adombrata dal programma, affilata nella logica formale e materializzata nella traduzione sonora.
La genesi della Sinfonia in Re minore fu assai più problematica, tanto da abbracciare di fatto l'intero periplo dello Schumann sinfonista. Iniziata il 30 maggio 1841, fu portata a compimento il 9 ottobre dello stesso anno ed eseguita per la prima volta il 6 dicembre 1841 al Gewandhaus di Lipsia: non sotto la direzione del titolare Mendelssohn, che dell'amico aveva già presentato il 31 marzo con grande successo la Prima, bensì del Konzertmeister David. Essa ottenne consensi assai modesti: anche perché oscurata – e la cosa non deve sorprenderci troppo considerando la moda del tempo – da una esibizione a due pianoforti, avvenuta la stessa sera, di Franz Liszt e Clara Schumann, impegnati a suonare l'Exameron-Duo (una serie di variazioni virtuosistiche su un tema di Bellini composte da sei allora celebri pianisti parigini). Schumann ritirò la partitura, già pronta per la stampa, mettendola da parte. In seguito nacquero e furono pubblicate la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61 (1846) e la Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 detta "Renana" (febbraio 1851). Fu a questo punto, nel corso del 1851, che la partitura della Sinfonia in Re minore venne ripresa in mano e rielaborata. In questa nuova veste venne presentata al Festival del Basso Reno di Düsseldorf nel 1853 e, stampata subito dopo a Lipsia, divenne la Quarta Sinfonia con il numero d'opera 120. Fu in pratica l'ultimo grande successo di pubblico ottenuto in vita da Schumann come direttore d'orchestra e compositore.
Delle quattro, la Sinfonia in Re minore è senza dubbio la più sperimentale e ai nostri occhi moderna.
Sul frontespizio della partitura Schumann indicò che il lavoro consisteva di Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale "in un solo movimento"; al tempo della revisione, in parte correggendosi, pensò di introdurre il titolo "Fantasia sinfonica", che gli sembrava più adatto a un'opera tutta contesta di legami tematici tra un movimento e l'altro e senza interruzione fra gli stessi: un po' come aveva fatto Mendelssohn nella sua Sinfonia n. 3 "Scozzese" (1842). Per il resto la revisione si appuntò soprattutto sulla strumentazione, rinvigorendola e, secondo alcuni, appesantendola. Le presunte inefficienze e debolezze di Schumann come orchestratore furono denunciate dalla critica già lui vivente (e non solo dalla critica: l'ammiratore Brahms ne condivideva molte riserve, e Mahler ritenne addirittura necessario intervenire sull'orchestrazione); oggi ci paiono non soltanto tratti idiomatici del linguaggio schumanniano ma anche una conquista che avrebbe lasciato un'impronta: nella Quarta, soprattutto nella concezione della prima versione originale.

1. Moderatamente lento, Vivace

L'intero primo movimento si basa sullo sviluppo di una frase tematica esposta nell'Introduzione (Moderatamente lento) da violini secondi, viole e fagotti su un pedale sospeso di dominante e poi estesa a tutta l'orchestra con densità polifonica. E' una frase aperta e distesa, che procede per gradi congiunti con pensosa gravità, impennandosi poi nei primi violini in un inciso più mosso, che attraverso uno "stringendo" conduce direttamente al tempo Vivace: è questo inciso (quartine di semicrome alternativamente staccate e legate) a costituire il materiale tematico di tutto il movimento. Più che di un tema nel senso classico, si tratta di una figura aperta, slanciata e piena di energia, resa ancora più dinamica dalle sincopi e suscettibile di continue, minute variazioni. Essa occupa tutta l'esposizione.
Nello sviluppo, che presenta accenni di trattamento fugato, le viene contrapposta una linea melodica di marcata contabilità e dolcezza, che attenua ma non interrompe la foga di una corsa che sembra, nel suo anelito, non doversi fermare mai.

2. Romanza: Moderatamente lento
 
E invece il discorso si sospende e, come voltando pagina, conduce direttamente in tutt'altro clima espressivo. La parentesi lirica della Romanza è l'altra faccia del mondo poetico di Schumann: quella intima, delicata, tenue. L'oboe raddoppiato dai violoncelli intona in La minore una melodia malinconica, quasi trasognata, che viene richiamata alla realtà da una ripresa variata del tema dell'Introduzione (archi). Poi si dispiega in Re maggiore una arabescata melopea in terzine del violino solo, d'infinita dolcezza, che dona luce e consolazione. La ripresa del tema in minore dell'oboe chiude nostalgicamente la breve ma intensa pagina.

 
3. Scherzo (Vivace), Trio
 
E la corsa riprende, ancora più fremente, nello Scherzo, squassata dalle ondate degli archi su interiezioni "sforzate" dei fiati. Anche qui il legame tematico con il primo movimento è evidente: Schumann lavora circolarmente su un materiale monotematico, mostrandocene le metamorfosi e trasformandone il carattere timbrico e ritmico.
Nel Trio ritorna la figura arabescata della Romanza, ora però integrata nella nuova scrittura orchestrale e armonica (da Re minore a Si bemolle maggiore). Si ripete lo Scherzo, poi nuovamente il Trio. A questo punto, quando ci si aspetterebbe la definitiva ripresa dello Scherzo secondo la consueta formula A - B - A - B - A, ecco la sorpresa... 

4. Lento, Vivace, Più presto

In "pianissimo", su atmosfere brumose, tremolanti, sospeso sulla dominante e carico di presagi, attacca in modo inatteso un Lento nel quale la nota figura in semicrome dei violini primi, leggera come un soffio, è violentemente contrastata da drammatici appelli di corni, trombe e tromboni, in "crescendo" e "stringendo". Questa nuova "Introduzione", che riafferma il tratto ciclico della Sinfonia, immette senza soluzione di continuità nel veemente e decisamente liberatorio tripudio del Finale, sempre più incalzante, da ultimo quasi colmo d'ebbrezza..
L'analogia con il passo corrispondente del Finale della Quinta Sinfonia di Beethoven non può sfuggire. Non vi è però più niente di eroico e di fatale in questo rispecchiamento formale: la luce che squarcia di colpo le nebbie di un paesaggio ossianico, che è anche un paesaggio-simbolo dell'anima romantica, non scandisce il battere di un destino, addita una meta lontana, all'infinito.

lunedì 20 ottobre 2014

Tutte le trasformazioni attraversano un momento di buio, come succede ad una larva. Un istante di morte dove tutto congela, nulla si può udire né sentire, poiché é un piccolo orrido da superare. Tutto deve tacere, dormire, in un temporaneo buco nero.
Tu corri e basta.

mercoledì 15 ottobre 2014


Verrà un pomeriggio in cui forse batterai questi pugni sul tavolo e urlerai a tutti di uscire subito; ma agli occhi di chi ti ha tenuto in braccio mentre eri piccolo e indifeso e ha fatto di tutto per farti sorridere sempre sarai il piccolo Matteo che aveva bisogno delle sue braccia, piccolo e indifeso.




giovedì 14 agosto 2014

"Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina di un drago, e il sorgere e il tramontare delle credenze come null'altro che le tracce lasciate dalle quattro stagioni"
Da Centouno storie zen, ed. Adelphi

Mi pare che si scambi molto la libertà, questa ennesima parola sperperata, con l'egoismo. Questo scambio è volontario, consapevole, dunque non c'è libertà. In realtà non c'è nemmeno volontà, perché un individuo va dove tira il vento e non sa nemmeno cosa sia il vento.
Non mi piacciono le opere d'arte che fanno leva sulle porcherie; nemmeno lo scandalismo. Sono due topi che ruzzolano nella stessa fognatura.

giovedì 31 luglio 2014

L'acquisto della saggezza, del retto agire e del retto pensare nonché il superamento della schiavitù dell' ego non avviene grazie a un amico o un amore. Quello é un  viaggio periglioso, piuttosto ostile e incomprensibile a chi vorrebbe pure starti di fianco. Il richiamo é forte, e il viaggio é, volenti o nolenti, individuale e tale resta perché é nell'individuo che deve realizzarsi il Tutto, e viceversa.
Non so se puoi capire queste parole, tanto più che il mondo è un catino di materialismo, egoismo, presunzione. Vedo molti, quasi tutti, senza ali e come morti dentro la loro vita meccanica e da automa emotivo. Moltiplichiamo gli errori e presumiamo che altri individui debbano avere bisogno di noi, e ne occupiamo la vita. Ne deviamo la traiettoria, fino a insultarli se non siamo protagonisti del loro viaggio. Molti tolgono il proprio saluto per stupidaggini come fosse un evento importante, mentre se qualcuno decide di fare a meno di te é perché sta tentando la propria libertà, vera o falsa che sia.

lunedì 7 luglio 2014

Il sapere del mondo,sebbene sia ovviamente illimitato, é in effetti limitato. Vi è infatti una intelligenza implicita nelle cose che governa e presiede alla distribuzione esterna (dall'interno del significato all'esterno della fruizione). Tale distribuzione mi risulta essere sempre disciplinata, calibrata.
Ad esempio, una mostra d'arte che rivela certi concetti, difficilmente incontrerà grandi consensi o fiumi di visitatori, poiché certe rare bevande non si possono sorbire gratuitamente. Si può chiedere all'oste, poi, di servire semplice acqua, così che vada bene a tutti e che importa se l'oste vede le sue mensole pregiate ammuffire.

sabato 21 giugno 2014


io
nella prossima vita
non sarà né uomo né animale
sarà quercia
libera di amare e di pregare
senza occhi in cui versare odio e cattiveria
non visto
non sentito


lunedì 2 giugno 2014

I sogni, sopra la carne, sanno di plastica bruciata.

sabato 24 maggio 2014

Se ancora volevo vivere, sarei dovuto morire. E così domani, e ancora e ancora sul maestoso fiume della vita inarrestabile. E così per te, che ti affacci ferita sulle ferite che ti distruggono di rabbia; proprio in quelle ferite sgorga già la vita che corre e che devi inseguire.

domenica 18 maggio 2014

Ciò che viene definito amore,ad esempio quella smania di euforia astratta che sta nelle canzoni, non è che quella ipocrisia dello spirito che asserve cose e persone ai propri bisogni e piacimenti. Poiché le proprie necessità sono legge per un essere umano, questi non farà che aggrapparsi e attaccarsi ad esse per un urgente bisogno di vivere (sopravvivere?), trascinando se stesso in falsi pensieri, false emozioni, falsi desideri. Nemmeno dispensare sorrisini sbarazzini o positività esibita é amore; é qualcosa di troppo difficile da spiegare. Non tutto il buono é buono, non tutti i sentimenti sono sentimenti.

venerdì 2 maggio 2014

Camminare non visto tra i non visti
quasi sbandando sbadatissimo
quasi ali i gomiti a mani in tasca
anzi sì, ali
grattugiate nella giubba blu
La stessa, smarchiata, da tre anni tre.

Spesso un bimbo o una farfalla si fanno incontro.
É, quello, un abbraccio segreto tra creature segrete
così incastrate male nella vita
nelle gioie buffe.

Guarda quello scemo sul corso:
costringe il cane innocente a seguirlo
nella sua vita di autocommiserazione
Gli grida qualcosa
che grida di violenza e di orrore
Per fortuna che mi stai ascoltando.

domenica 27 aprile 2014

Chi ti trova assorto nei pensieri pensa che tu sia assente; c'è invece così poca presenza nelle parole, nelle ciarle. Non è meraviglioso come fanno i bambini che, quando gli parli, guardano in basso nel nulla così pieni delle loro sensazioni? Non è sognare, é essere.

lunedì 21 aprile 2014

All' inizio la mente ubbidisce senza volerlo. Poi inizia a dissociarsi dalla volontà, soffrendo la separazione.
Infine comanderà senza volerlo, essendo essa stessa la volontà.
Chi applica forza e competizione pensando di governare qualcosa o qualcuno,  in realtà sarà come una piuma in balia del vento. Come quei somari dello sport infarciti di concetti egoistici che vivono di umori casuali. Dico di vivere come una piuma nel vento. Allora sì,sarai un forte padrone di te stesso.

martedì 8 aprile 2014

(Homerare temo) Nella lode
(Kenasare temo) Nel biasimo
(Heizen to ayume) Sii tranquillo
(Ayume!) E vai!
 
Hyakuten Inamoto

lunedì 31 marzo 2014

Indicatemi un eroe, e vi mostrero' un
imbecille con il senso del drammatico.
                        [Enrico la Talpa]

domenica 23 marzo 2014

Lungo le strade dei né vivi né morti delle pianure padane si trovano, in mezzo alle incerte distese di verde, edifici a casaccio, come se qualcuno o qualcosa avesse riprodotto in scala il sogno distratto di uno di questi flemmaticissimi abitanti. Tra roadhouse grill, motel, benzine.. Le pappe, le nanne, le cacche. Dispiacciono molto le giovanissime prostitute sul ciglio delle strade-scaffale, espressione del silenzio terribile di paesi che non sanno comunicare se non per cenni, subbugli e conati emotivi in una catena alimentare crudissima.

venerdì 21 marzo 2014

Beninteso che tutti, o quasi, se ne stanno sotto il cielo. C'è chi prende il sole, chi imputridisce nel mare azzurro, chi viene sbatacchiato un pò quà e un pò là dal vento e finisce pure in una metafora cinese sulle canne di bambù.
Ci sono anime, però, che più di altre hanno la vita come braccata dalla poesia, volenti o nolenti; a quella vita vengono strappate all' improvviso, così, senza spiegazioni. Giovanissime, ad esempio come il campione del Torino Gigi Meroni. Magari appena prima di essere raggiunte dal buonsenso a loro tanto raccomandato in vita.



martedì 18 marzo 2014


C'era una volta una grande città fatta di uomini.

venerdì 14 marzo 2014

Tutti amano la natura, la pace, il sole,gli amici..ma senza essere le cose. Fintanto che ti accontenterai di guardare le cose e non le sarai, non vivrai. Vivrai, per meglio dire, una specie di sogno con  occhi dissociati.
 L' estetica non è mai fine a se stessa, se vissuta veramente. Troppi palazzi, fortini e casette chiuse hanno finito per drogare il godimento della bellezza, finendo per assecondare una emotività non solo incerta e sballata, ma separata spiritualmente dal suo oggetto. Tuttavia  le cose sono nascoste dietro archibugi, un pó come le more tra i rovi.

venerdì 7 marzo 2014

« Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia... È il segnale... È infallibile. È con l'amore che comincia. »

( da Viaggio al termine della notte, L.F.Celine)


martedì 25 febbraio 2014

Siamo molto più grandi dei nostri stessi desideri. Il fatto che ci sembra non vengano realizzati o esauditi ci sembra una punizione, una ingiustizia. Sono i falsi desideri e le presunte aspirazioni a tenerci nella morsa di una ingiustizia autoinflitta, preferendo la recitazione di ruoli che presumiamo ci siano adatti, mentre invece non facciamo che addomesticarci. E più siamo lontani da noi stessi e più si fanno feroci i capricci, poiché non si é in grado di uscire dal guano del proprio io che vive la nostra vita abusivamente.
Osserva i ricordi e vedrai che la vita scorre proprio come un sogno. Ciò che ieri giuravi a qualcuno cadendo nei suoi occhi, é oggi così lontano e incomprensibile. Noi prepariamo la realtà con i sogni, diversamente da quanto si crede. Molte delle aspirazioni e ideali sono indotti, condizionati e pertanto ci trattengono nel sonno, perché desiderare altre vite ci tiene morti in una falsa insoddisfazione, mentre i pensieri oscillano nella peggiore confusione.

domenica 16 febbraio 2014

SOLARIS by Andrei Tarkovsky (1972)
http://www.nientepopcorn.it/film/solyaris/





mercoledì 29 gennaio 2014

"I delinquenti fanno schifo come i castrati:io sono intatto, e non me ne importa niente"  A. Rimbaud 


Non sarà mica gioia, quella. Solo euforia con cui mascherare il vuoto squillante, insormontabile. Nessuno ha sentito mai un profeta sghignazzare. Nemmeno ridere, probabilmente.
Fà attenzione, però, quando con la tua barca di legno ti avventuri al largo nell'oceano: l'acqua é morbida ma anche feroce e criminale. 



"Per molto tempo, mi sono coricato solo per iscritto" (Georges Perec)

martedì 14 gennaio 2014


On to Gallup, on to San Antonio
It was in Phoenix, yeah, I was on the radio
Ah hi hi ah hi hi Abilene

When you know, yeah
You know that your lies are talking
You know that your lies are walking with the truth

Through El Paso, you passed me up so long ago
It was a hard and calling road, I've been denied

Just when you know that
You know that your lies are talking
When you know that your lies are walking with the truth
And you were always looking
And I was always cooking up the proof

That's when you know that
When you know that your lies are talking
You know that your lies are walking with the truth
When you were always looking
And I was always cooking up the proof

mercoledì 8 gennaio 2014

E poi c'è Stefano, che ti saluta con "ciao signo'e". Suo padre cammina alcune volte dietro di lui, con la testa un pó incassata nelle spalle; quando morirà, cioè troppo presto per il suo cuore e un pó tardi per i polmoni, il fegato e il pancreas,morirà aggrappato a questa corda. Tutti gli uomini sognano di avere coraggio, certe volte persino di vivere, ma c'è sempre quella corda.
Stefano bestemmia sempre la Madonna e alcune volte il Padre, perché lo ha sentito da chissà chi e sa che il mondo dei grandi va compiaciuto. A volte dice "ciao zio", sempre per quel discorso di prima.
Penso non si debba fare granché d'altro se non stanare la propria essenza,sepolta sotto terre borghesi. Si intende quella essenza gioiosa che si va perdendo con l'età, quando si era immersi nella sensazionalità e le cose che da adulti si sarebbero trovate normali (una strada, un animale,un amico,una nuvola) erano una esperienza magica.

martedì 7 gennaio 2014

Bisognerebbe levarsi dalla mente questo capriccio per cui si avrebbe il diritto di possedere una persona, o peggio il suo amore. Ci si dovrebbe pentire di avere scritto,detto,fatto..cioè  di avere amato.Con gli stessi predicatori che,girate le spalle,magari sognano sulla tua compagna poiché, per la loro barbarie fisica e morale,non la possono nemmeno avvicinare. E poi questa presunzione di essere l'unico punto di riferimento di qualcuno,fino allo squallore della abitudine,il ricatto di dover provvedere alla sussistenza, la miseria della sopravvivenza di un sentimento  già speso, dover  litigare per misurare quanta strada si é fatta nel nulla. La vita brucia ed è un salto continuo nel vuoto,spesso doloroso,terrificante..sono questi gli spazi vuoti dei miei lavori. Pieni delle persone incontrate sulla strada,delle notti difficili e dei giorni impossibili, degli amori che sono le stelle accese nel cielo e per cui conservo solo onore,gioia. È lì che ha senso fermarsi, dove si trova la propria forza per poi trasmetterla. Quella fiamma che costringe a correre,a costruire senza piagnucolii, lamenti, miserie recitate.

lunedì 6 gennaio 2014